Autore: Paolo Bulgheroni
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9 ottobre 2022
IL DOLORE ANTERIORE DI GINOCCHIO Se provate un dolore anteriore al ginocchio che si accentua nel salire e, soprattutto nello scendere le scale, che vi impedisce di mantenere la posizione accosciata o semplicemente provate fastidio quando, per mancanza di spazio, siete costretti a mantenere le ginocchia flesse, probabilmente avete un problema a carico dell’ articolazione femoro-rotulea . Questa costituisce uno dei tre compartimenti articolari in cui siamo soliti dividere il ginocchio, assieme a quello mediale e laterale. La superficie articolare delle rotule , rivestita da cartilagine , è divisa in due parti da una cresta centrale longitudinale, in questo modo la superficie articolare della rotula è congruente con la superficie articolare anteriore del femore, troclea femorale, che presenta un solco centrale che si rapporta, appunto, con la cresta della rotula. La rotula scivola lungo la troclea del femore durante i movimenti di flessione ed estensione del ginocchio, ha la funzione di allontanare il tendine del quadricipite (muscolo che estende il ginocchio) dall’asse del ginocchio attorno a cui avvengono i movimenti di flessione ed estensione. In questo modo aumenta il braccio di leva del quadricipite agevolandone la funzione. La rotula diviene, così, il fulcro della leva, e su di essa vengono scaricate forze importanti, soprattutto durante attività come il salto, la corsa, il sollevarsi dalla posizione accosciata, queste forze possono superare di diverse volte il peso corporeo. Proprio per far fronte a queste sollecitazioni la cartilagine articolare della rotula è la più spessa che possiamo trovare nel corpo umano. La pressione che questa cartilagine deve sopportare è notevole anche per la ridotta superficie articolare della rotula su cui si distribuisce. Tuttavia finché la rotula si muove regolarmente rispetto al femore le sollecitazioni sono ben compensate, nel momento in cui la meccanica dell’articolazione femoro - rotulea risulta alterata per anomalie anatomiche o squilibri muscolari il carico viene concentrato su una superficie più limitata della rotula con aumento della pressione sulla cartilagine e conseguente sofferenza di quest’ultima, dell’osso sottostante e delle parti molli circostanti. Il movimento di scivolamento della rotula rispetto al femore è bilanciato, oltre che dalla morfologia ossea, da una complessa rete di strutture legamentose e muscolo-tendinee. Il dolore rotuleo può avere diversa origine. Spesso, soprattutto in soggetti giovani, non sono evidenziabili alterazioni anatomiche, congenite o acquisite o altra patologia dell’articolazione femoro-rotulea. Si parla genericamente di “ sindrome dolorosa femoro rotulea ” chiamata spesso impropriamente anche condromalacia o condropatia rotulea poichè una patologia cartilaginea non è sempre evidenziabile. Spesso il dolore compare durante attività che possano determinare un sovraccarico articolare, in particolare attività sportive (es. running) ma, talvolta, può presentarsi anche durante le attività della vita quotidiana. In genere il paziente inizia ad avvertire dolore nel salire e soprattutto nello scendere le scale, nel mantenere la posizione seduta con ginocchia flesse a lungo (es. al cinema o su un autobus), nel rialzarsi dalla posizione seduta o nella flessione del ginocchio sotto carico. Al contrario raramente il dolore si manifesta camminando in piano. Il dolore è spesso riferito a livello del margine inferiore ed esterno della rotula, ma talvolta può essere riferito a tutto il ginocchio soprattutto quando vi sia una componente infiammatoria più importante. In genere la sintomatologia è dovuta ad un’anomala distribuzione dei carichi e delle sollecitazioni sulla superficie articolare della rotula. Questo può accadere anche per squilibri della muscolatura agente sulla rotula. In letteratura è riportato l’esempio di un dondolo con troppi bambini su un lato che determinano un’inclinazione del dondolo da quella parte per eccessivo carico. Similmente uno squilibrio delle forze agenti sulla rotula può portare ad un eccesso di carico su una parte della rotula stessa. Il dolore rotuleo inibisce la contrazione del quadricipite, muscolo fondamentale nel controllare lo scorrimento della rotula nella troclea, con conseguente ulteriore e progressivo squilibrio degli stress sull’articolazione femoro-rotulea. La sindrome femoro rotulea è più frequente nel sesso femminile anche per il maggior valgismo del ginocchio, morfologia del ginocchio che sollecita la rotula verso l’esterno con conseguente anomala distribuzione delle forze. Anche la lassità delle strutture legamentose e muscolari, che si osserva più frequentemente nelle donne può comportare squilibri nello scorrimento della rotula nella troclea. Inoltre, un’eccessiva rigidità delle parti molli e dei muscoli agenti sul ginocchio, come la bandelletta ileo-tibiale (ispessimento fibroso della fascia laterale alla coscia che svolge un importante funzione nello stabilizzare il ginocchio e la rotula) e i muscoli posteriori della coscia flessori del ginocchio possono causare uno squilibrio funzionale della rotula con possibile dolore. Bisogna ricordare che gli squilibri della muscolatura che possono alterare la meccanica della femoro rotulea possono anche essere presenti in qualsiasi distretto dell’arto inferiore e vanno ricercati e analizzati nei pazienti con dolore anteriore di ginocchio. Altri fattori che possono favorire l’insorgere di un problema a carico dell’articolazione femoro rotulea, e che non devono essere trascurati, sono alterazioni anatomiche come l' eventuale piattismo del piede e anomalie rotazionali dell’anca. Uno studio per immagini, radiografie e Risonanza magnetica, anche se spesso risulta negativo in questi pazienti, deve essere sempre essere eseguito, soprattutto qualora la sintomatologia fatichi a risolversi, per valutare l’allineamento, la meccanica dell’arto inferiore e la presenza di eventuali patologie della cartilagine articolare della rotula e della troclea femorale Il trattamento della sindrome dolorosa memoro-rotulea è conservativo. Innanzitutto è necessario controllare il dolore, questo può essere ottenuto con terapia medica con antinfiammatori (FANS) che possono essere somministrati sia per via generale che localmente con cerotti appositamente medicati. Nelle fasi acute possono risultare utili applicazioni locali di ghiaccio (sempre protetti con apposita borsa per evitare ustioni) e riposo funzionale. Il paziente deve, infatti evitare attività che possano sovraccaricare l’articolazione femoro-rotulea come la corsa, lo squat, limitare il più possibile la salita e la discesa da scale e tutte le attività che provochino dolore. Nel caso di difetti di appoggio del piede possono essere utili plantari correttivi o idonee calzature per la corsa come scarpe ammortizzate e antipronazione. La fisioterapia ha lo scopo di rilasciare muscoli o tessuti molli che appaiono retratti e potenziare la muscolatura di tutto l’arto, di particolare, oltre al quadricipite la muscolatura dell’anca (muscoli abduttori), anche esercizi per controllare la stabilità del bacino (core stability) risultano utili. Un’accurata analisi del passo ed in particolare della corsa è fondamentale per correggere eventuali difetti tecnico-posturali. Un’altra causa di dolore rotuleo può essere l’ instabilità articolare. Si possono distinguere 2 differenti capitoli: instabilità rotulee potenziali e instabilità rotulee obiettive . Nelle potenziali il sintomo principale è il dolore, non si sono mai osservati episodi di lussazione di rotula (dislocazione della rotula fuori dal suo normale alloggiamento nel femore), o sublussazione (dislocazione parziale della rotula), ma sono presenti delle alterazioni morfologiche dell’articolazione femoro rotulea che possono comprometterne la stabilità: come una superficie articolare del femore piuttosto pianeggiante e quindi meno continente, un’inserzione tibiale eccessivamente laterale del tendine rotuleo che provoca una sollecitazione sulla rotula verso l’esterno, una posizione eccessivamente alta della rotula rispetto la sua normale sede anatomica ed un’inclinazione della rotula rispetto alla superficie articolare del femore. Nelle instabilità obiettive, oltre ad alterazioni della morfologia articolare sono riferiti e documentati uno o più episodi di lussazione di rotula. Il primo episodio di lussazione della rotula è quasi sempre conseguente ad un evento acuto, traumatico, spesso riportato della pratica sportiva. Le alterazioni anatomiche articolari sopra ricordate, ovviamente facilitano la lussazione che può avvenire anche per traumi minori. La lussazione della rotula può determinare la rottura dei legamenti che mantengono la rotula nella sua sede naturale (legamento patello femorale mediale) o lesioni cartilaginee e ossee della rotula stessa e del margine della superficie articolare del femore. La morfologia dell’articolazione femoro rotulea e le eventuali lesioni legamentose e scheletriche devono essere studiate con un completo esame radiografico e di Risonanza Magnetica. Il trattamento del ginocchio doloroso per un’instabilità potenziale di rotulainizialmente è sempre conservativo. Si tratta, oltreché alleviare il dolore con le consuete terapie antalgiche, cercare di stabilizzare l’articolazione femoro rotulea con esercizi di potenziamento muscolare dell’arto inferiore e dell’anca ed esercizi per migliorare la funzione propriocettiva del ginocchio (ossia migliorare le capacità di un pronto intervento muscolare di compenso quando una sollecitazione anomala improvvisa venga esercitata sull’articolazione). Anomalie anatomiche biomeccaniche come ad esempio un piede pronato devono essere corrette utilizzando plantari o idonee calzature. Solamente quando la sintomatologia non risponda al trattamento conservativo condotto in modo corretto per un adeguato periodo può esservi un’indicazione alla correzione chirurgica degli eventuali fattori di instabilità. A seconda della situazione anatomica e funzionale saranno scelti ed eventualmente combinati fra loro interventi che correggono anomalie delle part molli (ricostruzioni e plastiche capsulo legamentose mediali, sezione delle strutture laterali retratte, “laterale relise”) e i dismorfismi dello scheletro (trasposizione mediale e distale della tuberosità tibiale o in casi gravi ripristino della morfologia della troclea femorale “trocleoplastica”). Nel caso di lussazioni della rotula, il trattamento del primo episodio di lussazione è in genere conservativo , favorendo la guarigione spontanea della lesione legamentosa con immobilizzazione o l’utilizzo di tutori per un periodo, in genere limitato. Nel caso in cui, l’esame radiografico o la RM evidenziassero un distacco di un frammento cartilagineo o osseo dalla rotula o dal margine della troclea femorale, questi dovranno essere trattati chirurgicamente con la riparazione della lesione o con l’asportazione del frammento se la riparazione non fosse possibile. In questi casi anche la lesione legamentosa dovrebbe essere riparata. In ogni caso il programma di fisioterapia andrà iniziato precocemente per conservare l’articolarità e la forza muscolare, in particolare del quadricipite. Bisogna ricordare che dopo un episodio di lussazione di rotula trattato conservativamente il rischio di recidiva è aumentato del 20-40%, poiché le strutture legamentose lesionate, pur andando incontro a guarigione risultano meno efficienti nel mantenere la stabilità articolare. Il rischio è particolarmente consistente in soggetti adolescenti. Nei soggetti che abbiano riportato più di un episodio distorsivo è indicato il trattamento chirurgico , non solo per risolvere l’instabilità articolare, ma anche per proteggere la cartilagine da ulteriori danni che potrebbero condurre allo sviluppo di processi degenerativi e quindi ad un’artrosi con il passare del tempo. In questi casi non è più possibile una riparazione primari dei legamenti lesionati, ma bisogna ricorrere a una ricostruzione legamentosa utilizzando in genere strutture tendinee prelevate dallo stesso paziente o da donatore (allotrapianti). Ovviamente eventuali deformità scheletriche favorenti l’instabilità andranno corrette. I tempi di recupero possono variare fra i 6 e i 9 mesi a seconda dell’intervento, del programma di riabilitazione e del decorso clinico e funzionale. Nel caso di danno o perdita della cartilagine articolare in seguito agli episodi di instabilità potrebbe esserci l’indicazione a riparare la lesione o sostituire la cartilagine danneggiata con trapianti cartilaginei prelevati dallo stesso soggetto da aree articolari con carico limitato (autotrapianti) o da donatore in caso di lesioni più estese (allotrapianti). Difetti cartilaginei contenuti possono essere anche colmati con tecniche di rigenerazione cartilaginea. Infine, come causa di dolore rotuleo dobbiamo considerare l’ artrosi dell’articolazione femoro-rotulea. La sintomatologia non differisce da quella determinata dalle altre cause di dolore rotuleo. La differenza sostanziale che permette la diagnosi di artrosi è la perdita significativa di cartilagine articolare dalle superfici del femore e della rotula. Se il danno cartilagineo fosse esteso anche agli altri compartimenti articolari del ginocchio, mediale e laterale si dovrebbe parlare più generalmente di gonartrosi e l’approccio di cura sarebbe differente. L’artrosi femoro rotulea può avere origine differente. Infatti può svilupparsi in seguito ad un evento traumatico interessa n te la cartilagine della rotula e\o della troclea femorale (es. fratture); può essere conseguente ai ripetuti episodi di sublussazione o lussazione che si verificano nelle instabilità rotulee croniche, o come può avvenire in tutte le altre articolazioni può essere primaria, quando non si trova una causa precisa, sovraccarico, aging etc. In questi ultimi casi è possibile che sia il primo segno di un’artrosi che interesserà successivamente tutta l’articolazione del ginocchio. Il trattamento dell’artrosi femoro-rotulea inizialmente è sempre conservativo. Modificare lo stile di vita è fondamentale. Spesso la perdita di peso può migliorare la sintomatologia. Le attività fisico-sportive come la corsa e il salto , che sollecitano particolarmente l’articolazione femoro-rotulea , dovrebbero essere sostituite da attività a minore impatto articolare come il nuoto, lo sci da fondo, etc. La terapia medica con protettori della cartilagine e antinfiammatori al bisogno può essere utile. Infiltrazioni articolari con cortisone possono essere di beneficio nel caso di infiammazione articolare con versamento. L’utilizzo di acido ialuronico (viscosupplementazione), lubrificando l’articolazione può migliorare la sintomatologia. Infiltrazioni con plasma arricchito (PRP) o cellule staminali danno buoni risultati funzionali, ma non sono in grado di rigenerare la cartilagine articolare risolvendo il danno anatomico come tutti le cure conservative oggi a nostra disposizione. Nel caso di insuccesso del trattamento conservativo può essere indicato il trattamento chirurgico. Qualora la patologia interessi esclusivamente l’articolazione femoro-rotulea l’impianto di una protesi parziale che sostituisce la cartilagine danneggiata del femore e della rotula, conservando gli altri compartimenti articolari può dare ottimi risultati. Nel caso di artrosi secondaria ad instabilità femoro rotulea può essere necessario associare anche un intervento di riallineamento a livello delle parti molli o delle strutture scheletriche , come previsto nei casi di instabilità, per ridurre il rischio di ulteriore sublussazione o lussazione rotulea.